Villaggio nuragico di Antas


Il Villaggio nuragico di Antas

Il villaggio risalente al 1200 a.C. (Età del Bronzo), non è mai stato indagato da una campagna sistemica di scavo.

Sono stati evidenziati i ruderi di ambienti a forma circolare, edificati utilizzando pietre di piccola pezzatura cementate con malta e fango, ricoperti da un tetto conico di rami e frasche; tra i reperti sono stati rinvenuti manufatti e vasellame, punte e lame in ferro, piombo fuso, scorie di lavorazione del vetro, che testimoniano il riutilizzo del villaggio in età imperiale e tardo romana.

Inoltre tra le abitazioni e il muro curvilineo che le recintava, sono state scoperte quattro tombe a cassone tardo romane attualmente ricoperte dalla vegetazione

Le capanne affiancano un sentiero che collega le zone minerarie dell’iglesiente con la costa occidentale, passando per la vicina Grotta di Su Mannau luogo dedicato al culto delle acque e tappa fondamentale dal mare all’entroterra. Nel sentiero, chiamato poi Antica Strada Romana, sono evidenti i tagli a sezione obbligata ricavati nella viva roccia per consentire il passaggio dei carri a traino.

Il sentiero raggiungeva in breve tempo (circa un’ora di cammino) la cavità carsica, di notevole interesse speleologico, con uno sviluppo di oltre 8000 metri di cui 700 resi fruibili con una passerella che si inoltra tra ampie sale, stalattiti, stalagmiti e verdi laghetti. La prima parte della grotta denominata Sala archeologica, fu per un lungo periodo un vero e proprio tempio sotterraneo dedicato al culto dell’acqua, simbolo di fertilità femminile e identificato nella Dea Madre portatrice della vita. Centinaia di frammenti di lucerne votive, ancora visibili, ne sottolineano l’uso religioso.