Tempio punico di Antas

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Il Tempio Punico

Gli scavi archeologici condotti al Tempio di Antas nel 1967-68 hanno messo in evidenza sotto la gradinata del tempio romano i resti di un edificio di culto cartaginese; questi già insediatisi nelle coste sarde, si spinsero verso la Valle di Antas per sfruttarne appieno le risorse minerarie (piombo e ferro).

Cartagine era una colonia fenicia fondata verso la fine del IX secolo a.C. sulle coste tunisine, raggiunse una tale ricchezza e potenza da divenire la maggiore rivale di Roma che li denominava Punici.

La scelta dell’isola come terra d’approdo da parte dei fenici e poi dei cartaginesi non fu casuale, l’isola infatti trovandosi al centro del bacino del mediterraneo godeva di una posizione strategica, con approdi sicuri e utili a controllare passaggi o stretti di mare verso la Spagna e l’Europa, mete ambite per i commerci.

L’edificio cartaginese venne costruito sul finire del V secolo a. C., e innalzato in onore della divinità punica Sid Addir Babay che, secondo alcuni studiosi, avrebbe  personificato in una fase successiva  il dio indigeno venerato nel vicino santuario nuragico.


Sulla base dei primi studi vennero proposte 2 fasi edilizie: la più  arcaica, risalente al 500 a.C., avrebbe visto un sacello rettangolare con all’interno una roccia sacra con funzione di altare (ipetrale, a cielo scoperto), come documentato dal ritrovamento di tracce di ossa combuste. La struttura sarebbe stata racchiusa da un recinto sacro quadrangolare di di 68 metri per lato (Tèmenos).

Successivamente,  intorno al 300 a.C.. il sacello sarebbe stato sostituito da un tempio suddiviso in tre ambienti, decorato esternamente con due colonne doriche e un coronamento con gole egizie; questa fase avrebbe visto anche l’aggiunta di un deposito votivo, posto a Nord-Est del sacello.

Sulla base di nuovi  studi si propone un’unica fase edilizia a partire dal IV secolo a.C., senza la presenza del Temenos, riportato di recente, ipoteticamente, a età romano-imperiale o tardo antica.

L’area viene individuata come deposito ex-voto, restituendo numerosi frammenti di sculture e una nutrita serie di iscrizioni (epigrafi) dedicatorie che costituiscono un patrimonio senza confronti rispetto a qualsiasi località delle colonie puniche di tutto l’occidente. Alcune iscrizioni furono ritrovate distrutte, si suppone ad opera degli stessi cartaginesi come segno d’oltraggio verso la madre patria per il “mancato pagamento del soldo”.

Nel tempio erano inoltre depositati oggetti aurei, d’argento e bronzo, amuleti egittizzanti e diverse centinaia di monete in bronzo delle zecche di Sicilia, Cartagine e Sardegna, attive tra il IV e il III secolo a.C.

Nella sottostante gradinata d’accesso all’edificio romano sono presenti diversi elementi architettonici del sacello punico utilizzati probabilmente come materiale da riempimento, quando avevano perduto però la loro funzione votiva; si esclude per questo una distruzione violenta dell’edificio templare da parte dei romani.